Attualmente l’attenzione è rivolta verso le munizioni a grappolo, un termine generale che identifica quelle armi che spargono proiettili esplosivi (da una decina a centinaia) su un territorio. Le cariche esplosive sono raccolte in un contenitore che può essere rilasciato da una bomba aerea o sparato ricorrendo all’artiglieria o ai razzi. Il contenitore si apre sopra l’obiettivo, i proiettili esplosivi si spargono e sono pronti a esplodere quando colpiscono l’obiettivo.
Le guerre scoppiate in Europa, in Asia e in Medio Oriente negli ultimi venti anni hanno dimostrato con grande evidenza come questo tipo d’armi comporti conseguenze umanitarie inaccettabili sia quando vengono usate durante una situazione di guerra sia molto tempo dopo la fine del conflitto armato. Questo è dovuto a due motivi principali.
Innanzitutto queste armi funzionano e operano su aree alquanto estese e quindi non distinguono in maniera sufficiente tra soldati e civili. L’ampiezza del territorio che sono in grado di coprire dipende dal tipo – da qualche centinaio di metri quadri fino ad arrivare ad una zona pari alla superficie di 40 campi di calcio. In molti dei casi dove si è ricorso ampiamente all’uso delle munizioni a grappolo, queste sono state utilizzate in aree dove non esiste una netta linea di demarcazione tra civili e militari, come nelle città o nelle zone agricole. Quando si ricorre ad armi in grado di coprire di cariche esplosive territori di una certa ampiezza e in zone cittadine e agricole, è quasi inevitabile che esse colpiscano i civili.
Inoltre non tutte le cariche esplosive contenute nelle munizioni a grappolo esplodono subito. Ciò significa che rimangono sul territorio sotto forma di esplosivi altamente instabili. Questi possono trovarsi per terra, rimanere appesi ai rami degli alberi o giacere sui tetti o dentro le case distrutte. Questi esplosivi altamente instabili e pronti a esplodere funzionano allo stesso modo delle mine antiuomo. Molte persone innocenti vengono quindi colpite anche quando per esempio stanno ricostruendo le proprie case o cercano di riprendere a coltivare i campi.
Dal momento che la percentuale di proiettili inesplosi è generalmente alta – il 25% non è un fenomeno insolito – e che vengano usate in grandi quantità, il loro numero può essere molto alto. Abbiamo visto come continuano a causare danni e vittime civili anche molti anni dopo la fine della guerra.
Per ripulire le aree colpite da questi ordigni inesplosi e per dare aiuto e assitenza alle vittime sono necessarie molte risorse. Per i paesi poveri questo significa che le risorse già precarie a disposizione devono essere usate per risolvere questi problemi a discapito di altri obiettivi importanti ai fini dello sviluppo. Secondo “Landmine Monitor” la comunità internazionale stanzia annualmente circa 400 milioni di dollari per aiutare i paesi colpiti a ripulire i terreni dagli esplosivi. Di questi, circa 39 milioni di dollari rappresentano il contributo norvegese. Una diffusione futura delle munizioni a grappolo renderebbe molto più grande il bisogno di assistenza e aiuto da parte della comunità internazionale. Oltre al fatto che i costi umanitari sono inaccettabili, ciò costituirebbe un enorme fardello per i paesi colpiti.