Christian Krohg: Albertine i politilægens venteværelse (Albertine at the Police Doctor's Waiting Room), 1886-87Christian Krohg: Albertine i politilægens venteværelse (Albertine at the Police Doctor's Waiting Room), 1886-87

Il Realismo norvegese

Alla fine degli anni 70 dell’Ottocento, Monaco divenne per alcuni anni la base di un gruppo di giovani artisti norvegesi destinati a dare un grande contributo come pittori realisti. Tra di essi troviamo nomi come Hans Heyerdahl (1857-1913), Kitty L Kielland (1843-1924), Harriet Backer (1845-1932), Erik Werenskiold (1855-1938), Christian Skredsvig (1854-1924), Theodor Kittelsen (1857-1914) e Gerhard Munthe (1849-1929). Durante gli anni 80 dell’Ottocento tali artisti si trasferirono a Parigi,  nuovo centro di riferimento per gli artisti norvegesi, che furono qui raggiunti da altre due personalità importanti, Christian Krogh (1852-1925) e
Fritz Thaulow (1847-1906), provenienti entrambi da periodi di studio con Gude a Karlsruhe nel decennio precedente. Un altro importante pittore realista, Eilif Peterssen (1852-1928), non si trasferì in un primo momento a Parigi per studiare, ma si recò in Italia.

Molti di questi artisti decisero di tornare in Norvegia, dove crearono nel 1882 la Høstutstillingen (Mostra autunnale), una collezione di arte contemporanea norvegese finanziata dallo stato dal 1884 e che oggi costituisce l’Esposizione d’Arte Nazionale. Al contempo stabilirono un nuovo sistema secondo il quale gli artisti stessi avrebbero gestito la vendita delle proprie opere, deciso quali di esse andavano incluse nelle mostre e facevano anche selezioni per conto di commissioni pubbliche d’arte. Nel gruppo di artisti che ritornarono in Norvegia si trovavano alcune grosse personalità che si opponevano con forza ai valori delle generazioni precedenti. Anche se erano fondamentalmente d’accordo sulle questioni tradizionali, questi giovani artisti erano caratterizzati da notevoli differenze di comportamento e temperamento. C’erano due gruppi in conflitto tra loro: l’uno, capeggiato da Christian Krohg, era molto radicale, individualista e internazionalista, mentre l’altro, guidato da Erik Werenskiold, si attestava su posizioni più nazionalistiche e liberali da un punto di vista politico, ma anche improntate ad alti principi alquanto moraleggianti.

Werenskiold dipingeva situazioni semplici, ma caratteristiche inserite in ambienti studiati nei minimi dettagli. Insieme a Werenskiold, anche il neonazionalista Theodor Kittlesen – più noto come disegnatore che come pittore – dette un contributo importante al nazionalismo illustrando l’edizione standard delle Fiabe tradizionali norvegesi. Altri seguaci di Werenskiold furono Christian Skredsvig, più portato comunque a porre l’accento sui significati colti e simbolici dei suoi soggetti, e Eilif Peterssen, il cui ambizioso stile di pittura storica si rifaceva vagamente all’esempio dei vecchi maestri. Kitty L Kielland, uno dei pochi paesaggisti significativi dell’epoca, lavorava soprattutto en plein air a Jæren sulla costa occidentale della Norvegia. Gerard Munthe, un altro nazionalista, fu in stretto contatto con l’esploratore e scienziato Fridtjof Nansen, assieme al quale formò il Lysakerkretsen (Società di Lysaker) per promuovere i valori nazionalistici norvegesi.

Il Lysakerkretsen incontrò un forte dissenso in Christian Krogh, leader dei bohémien di Oslo, che riteneva che scrivere fosse importante quanto dipingere, e che sosteneva che “tutta l’arte nazionale è cattiva arte, e tutta la buona arte è nazionale”. Krogh riteneva che l’attenzione dell’artista dovesse essere rivolta alla vita nel modo in cui viene vissuta e percepita dagli individui. Fritz Thaulow, invece, era un sostenitore dell’arte per l’arte e credeva fermamente che gli artisti dovessero concentrare le proprie energie nella pittura, senza cercare di trattare problematiche sociali o esistenziali. Nel frattempo Harriet Backer operava in posizione defilata rispetto al dibattito, dipingendo scene d’interni in modo leggermente più astratto dei primi pittori nazionalistici.

Krogh fu il precursore dell’artista norvegese forse più conosciuto a livello internazionale, Edvard Munch (1863-1944). Munch non ricevette una vera e propria formazione, e Krogh fu per lui una sorta di maestro. Dopo avere esordito negli anni 80 dell’Ottocento sotto l’influenza del realismo, Munch abbandonò i temi basati sulla realtà concreta, animato dal desiderio di ritrarre quella che lui considerava l’essenza dell’animo umano. Proclamò: “dipingerò persone viventi, che respirano, provano sentimenti, soffrono e amano”. Munch adottò in modo radicale le nuove tendenze europee, come il tardo impressionismo, il fauvismo, l’art nouveau e lo stile jugend, interpretando in modo personale le linee, le forme e i colori di  ciascuna di esse. Munch viaggiò a lungo in tutta Europa, ricavandone ispirazione per uno stile internazionale fatto di paesaggi semplificati e linee astratte, coloriture semplici e forti contrasti di luce. Tra i contemporanei di Munch si segnalano Arne Kavli (1878-1970) e Thorvald Erichsen (1868-1939), oltre a Halfdan Egdius (1877-1899), Harald Sohlberg (1869-1935) e Nikolai Astrup (18801928), che unirono tra loro le tendenze degli anni 90 dell’Ottocento, rielaborando il realismo in una forma espressiva più astratta.


Fonte: Questo testo è stato riprodotto da Visiting Arts (Visitando le Arti) su gentile concessione del Direttorato Norvegese delle Arti (ISBN 19020349164 © 1999). E-mail: information@visitingarts.org.uk   |   Condividi sul tuo network   |   print