Secondo la legge del 1978 sulle pari opportunità, è proibita ogni discriminazione basata sul sesso, ad eccezione dei casi in cui essa promuova specificatamente l'uguaglianza tra di essi. Anche se è stato formalmente raggiunto il principio secondo cui a parità di lavoro corrisponde parità di salario, è provato che le donne norvegesi, in fatto di retribuzione, sono ancora indietro rispetto agli uomini.
Nel corso dell'ultimo secolo le donne hanno raggiunto a quasi tutti i livelli un’uguaglianza sia reale che formale. Nel 1888 le donne coniugate ricevettero il diritto di esercitare in modo indipendente i propri diritti e doveri sanciti per legge. Le legislazioni del 1918 e del 1927 le eguagliarono agli uomini in materia di divorzio, custodia dei figli e diritto alla proprietà. Nel 1912 le donne poterono finalmente accedere alla maggior parte degli incarichi offerti dalla pubblica amministrazione e, a partire dal 1938, hanno potuto prestare servizio in ogni ruolo e grado dello Stato, ad eccezione del clero e delle Forze Armate. Il pieno diritto di ricoprire qualsiasi funzione statale venne ottenuto nel 1952.
L'entrata delle donne nel mondo del lavoro e i conseguenti cambiamenti del loro status economico che cominciarono a manifestarsi alla fine dell’Ottocento, gettarono le basi per un movimento politico delle donne, che aveva l’obiettivo di raggiungere i pieni diritti sociali in tutti i settori. Il movimento per i diritti delle donne come movimento organizzato fece la sua comparsa negli anni 80 del 1800. In quei primi anni, le donne lottarono per ottenere il diritto al voto, diritto che conquistarono nel 1913. Negli anni tra le due guerre mondiali, furono costituiti alcuni movimenti femminili con il supporto delle organizzazioni sindacali. Negli anni 60 ci fu una nuova fase del movimento delle donne. Le ribellioni studentesche, il fiorente movimento femminista all'estero e la crescita economica, che aumentò la richiesta di forza lavoro femminile, rinnovò l'attenzione delle donne norvegesi sulla questione della parità tra i sessi portando alla creazione di un movimento ancora più forte.
Questo nuovo movimento femminista non aveva più come priorità l'uguaglianza formale, ma si impegnò sulla questione della libertà di esercitare i propri diritti formali.