EITI è l’abbreviazione di Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive. Il concetto di base dell’EITI è che le società dell’industrie estrattive devono pubblicare quello che pagano alle autorità dei paesi ospiti e che le autorità di questi paesi devono pubblicare quello che ricevono. Questa trasparenza nei flussi dei profitti è destinata a frenare la corruzione e a contribuire affinchè una parte maggiore dei profitti benifici la popolazione.
Molti paesi in via di sviluppo, ricchi di petrolio, di gas e altre risorse naturali hanno una crescita economica molto più bassa rispetto ad altri paesi che non dispongono di tali risorse. Questo paradosso è spesso chiamato ”la maledizione delle risorse”. I regimi hanno una minore necessità di una base democratica quando hanno accesso ai profitti provenienti dalle risorse, che spesso vengono utilizzate anche per sostenere instabilità e conflitti. Il fatto che paesi ricchi di risorse naturali rimangano poveri deriva più dalla corruzione istituzionalizzata che non dalla maledizione.
L’Iniziativa per la Trasparenza delle Industrie Estrattive è stata lanciata dal precedente Primo Ministro britannico Tony Blair nel 2002. Da allora, 20 paesi si sono unti all’iniziativa e tra i partecipanti privati vi sono grandi compagnie come la Exxon Mobile, Chevron Texaco, ENI, Shell, Total, BP, Statoil e Hyro. Sono coinvolte anche alcune organizzazioni non governative come Transparency International e la coalizione Publish What You Pay.
E stato creato un Consiglio dell’EITI, al quale partecipano le tre categorie sopra menzionate (governi, privati e ONG). Una Segreteria dell’EITI è stata istituita ad Oslo. La Norvegia siede al Consiglio in qualità di osservatore e sostiene l’iniziativa sia dal punto di vista finanziario che politico.