The composer Edvard Grieg
Foto: © Grieg-samlingen. Bergen Off. BibliotekThe composer Edvard Grieg. Foto: © Grieg-samlingen. Bergen Off. Bibliotek

Il compositore Edvard Grieg

30.12.2009 // Edvard Grieg nacque a Bergen il 15 giugno 1843 e nel corso dei suoi 64 anni di vita, il mondo ebbe modo di conoscere un artista. Piccolo di statura e di corporatura, ma dotato di un grande cuore d’artista che batteva per la giustizia, la verità, l’amore per il prossimo, fu uno degli artefici principali della nobilitazione della musica folcloristica e popolare norvegese che egli considerava uno degli elementi distintivi della cultura norvegese. Per molti norvegesi – e anche per molti stranieri – la sua musica è diventata parte della nostra identità norvegese.

L’anelito di libertà
Se Grieg fosse vissuto oggi, in un paese che ha appena festeggiato il centenario della liberazione dall’Unione con la Svezia, e che si rapporta nei confronti del resto del mondo in modo totalmente diverso dalla fine dell’Ottocento, l’anelito e la vocazione musicale di Grieg sarebbero stati probabilmente differenti. Ma Grieg visse in una Norvegia povera che sotto molti aspetti può essere paragonata a quelle nazioni o regioni che ancora oggi anelano la separazione da un’unione più o meno volontaria con un paese più forte. È questo desiderio di libertà per la Norvegia che forma il compositore Grieg.

Grieg il romantico
Grieg si considerava un romantico, un figlio del proprio tempo. Anche quando sul finire degli anni Ottanta del secolo XIX, Ibsen e Bjørnson avevano modificato la rotta verso un realismo letterario, secondo Grieg sarebbe stato “debole o vigliacco” da parte sua reprimere il romanticismo. Come tutti i romantici Grieg era un mistico alla ricerca della bellezza: la bellezza della natura, la bellezza del vero. Partendo dal suo insegnamento tedesco, schumaniano e dalla sua vocazione di ritrarre la natura norvegese, Grieg trova il suo colorito “mistico” nelle “armonie nascoste” della musica folcloristica e popolare norvegese, essa diventa il suo “mondo onirico” dove va alla ricerca dell’identità norvegese. Il parallelo tra il suo uso dell’armonia e le ballate popolari norvegesi si basava su una specie di “mistero”, come era solito affermare. Nelle oscure profondità dei nostri canti popolari, Grieg aveva “quasi per caso” trovato una ricchezza di possibilità armoniche sconosciute. In questo modo Grieg diede vita a una prospettiva armonica totalmente nuova che rimase a lungo unica nel suo genere nell’ambito della musica d’arte europea e che in seguito costituì la base del mondo musicale di Debussy e Bartók.

Una comunione di essere umani
Grieg possedeva una grande fede sull’importanza della musica nella società. In numerose occasioni tenne concerti gratuiti per i lavoratori e i poveri, e dopo uno di questi concerti scrisse: “Questa sera rappresenta per me il concretizzarsi del mio sogno di gioventù: che come ai tempi della Grecia Antica l’arte possa raggiungere tutti, proprio in virtù del fatto che il suo messaggio è portare il messaggio di cuore in cuore (…). Che l’arte possa vivere come arte del popolo!” Grieg afferma che non esistono classi superiori e inferiori nell’arte, e che per questo l’arte può avere una funzione educativa a livello sociale.

Anche se ribadiva la sua vocazione di romantico, Grieg era impegnato a cogliere lo spirito dei nuovi tempi e aveva il terrore di non riuscire a seguirlo: “Non voglio dire di avere paura, né della Vita né della Morte, ma c’è una cosa che temo: notare in me che sto invecchiando – che le concezioni, che la gioventù, si imbarchino in spedizioni di cui io non capisco il significato. In una parola, ho paura della possibilità di non essere in grado di percepire ciò che di vero e di grande c’è negli avamposti spirituali che si spingono in avanti a mano a mano che noi invecchiamo. Per questo ho il bisogno istintivo di conoscere tutte le sfumature che si muovono nella vita spirituale, ora più che mai.”


Fonte: Are Frode Søholt   |   Condividi sul tuo network   |   print